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La regione gourmand per eccellenza
di Maurizio Magni direttore collana mare&monti

Vino, cucina della tradizione e prodotti tipici insieme per vincere.
In altre parole il meglio dell’enogastronomia di un territorio come bandiera di un’intera regione. Una regione, l’Emilia Romagna, a cui non mancano certo eccellenze ed attrattive.
Le spiagge dell’Adriatico sono celebrate nel mondo, auto e moto rappresentano un sogno planetario, città d’arte e cultura universitaria hanno valicato il millennio di storia. Eppure... Eppure sono i 26 prodotti alimentari certificati Dop o Igp, le 22 Doc e le tante Igt del vino a fare la differenza in Emilia-Romagna. Un patrimonio unico per numeri e qualità, in Europa e nel mondo.
Ecco quindi che l’Emilia Romagna diventa la regione gourmand per eccellenza. Offrendo e promuovendo i suoi magici prodotti insieme ai suoi vini. Perché su ciascuno dei tanti terroir, unici e inimitabili, che compongono questa regione come tanti filamenti di un dna non omologabile, sposare la cucina e le produzioni alimentari della tradizione con i vini del territorio rappresenta un fatto culturale, ma allo stesso tempo anche un incredibile trionfo del gusto.
E se gusto e cultura, come sapori e saperi, come identità e ben vivere, in Emilia Romagna vanno sotto braccio, allora raccontare a noi stessi e al mondo la nostra regione come maestra di qualità e buon gusto diventa davvero la carta vincente. Per offrire agli altri, a tutti gli altri, anche in tempo di crisi, soluzioni e suggerimenti per migliorare la qualità della vita di ciascuno.

 

I vini specchio del territorio
di Quirino Raffaele Piccirilli presidente Ais Emilia

Se in Francia il valore aggiunto di un vino è il suo territorio, per noi è invece l’uvaggio. Ed ecco perché in questa guida abbiamo quest’anno valorizzato i vini ottenuti da vitigni autoctoni, aumentando il numero delle degustazioni e introducendo il simbolo della nostra regione, l’Emilia Romagna, a indicare quei vini ‘specchio del territorio’. Ed ecco che è il Lambrusco, non importa se grasparossa, maestri, marani, salamino o ancellotta o Sorbara, a definire le terre di Reggio Emilia e Modena. Ed è il Fortana, quell’uva introdotta dai benedettini per sfruttare le zone che venivano man mano sottratte alle paludi del Po, a caratterizzare Ferrara. Nei colli bolognesi è di sicuro il Pignoletto la massima espressione dei vini di qualità che rende ragione al territorio. A Parma la bandiera è la Malvasia, anche se non può essere definita un vero autoctono perché la zona di produzione inizia nel piacentino e si diffonde in tutta Italia. Ma fu proprio la Malvasia di Parma, durante il regno di Maria Luigia, ad essere venduta ai francesi, spacciandola per champagne italiano a buon mercato... A Piacenza invece l’unica uva del territorio è l’Ortrugo. Ma il vino piacentino per antonomasia è senz’altro il Gutturnio anche se si tratta di un taglio di bonarda e barbera. Insomma rendiamo grazia alla nostra biodiversità che ci permette di identificare ciascuno dei nostri territori con uno o più vini autoctoni, così come con uno o più piatti che con quei vini, guarda caso, si sposano alla perfezione... Ed è proprio per valorizzare questi nostri ‘giacimenti’ che vogliamo dare continuità a questo progetto editoriale nato per promuovere l’Emilia-Romagna e la sua eccezionale enogastronomia.

Siamo esigenti. Per questo abbiamo molto da offrire
di Tiberio Rabboni Assessore all’Agricoltura della Regione Emilia Romagna

Da queste parti difficilmente ci si accontenta. Quando si fa una cosa si cerca di farla bene. Possibilmente meglio degli altri. Naturalmente non sempre ci si riesce. Molto spesso però si ottengono dei buoni risultati. Le nostre macchine, come d’altra parte le nostre moto, da un po’ di tempo risultano le più veloci del mondo. Caso, coincidenze, fortuna? Che dire allora dell’ineguagliabile offerta turistica della costa romagnola, o delle acclamate eccellenze agricole ed alimentari di queste terre. Il parmigiano-reggiano è considerato il ‘Re’ dei formaggi e le pesche e nettarine di Romagna le ‘regine’ dell’estate e anche il prosciutto di Parma si fa riconoscere per una corona impressa a fuoco sulla cotenna. Casi anche questi? No, siamo semplicemente persone esigenti, innanzitutto con noi stessi e poi con gli altri. Questo ci aiuta a dare di meglio e di più.
Ed è così anche per il vino. I nostri vignaioli in questi anni hanno investito molto in professionalità, in qualità, in tecniche rispettose dell’ambiente e del consumatore, nei territori vocati, e nelle buone pratiche enologiche di cantina.
I risultati sono straordinari, come, del resto lo sono nei diversi campi dell’agire emiliano-romagnolo. Se siete scettici provate per credere, questa guida vi aiuterà.