foto_01.jpg foto_02.jpg foto_03.jpg foto_04.jpg foto_06.jpg foto_07.jpg foto_08.jpg foto_09.jpg foto_10.jpg

Colli Piacentini

La Doc Colli Piacentini, riconosciuta nel 1967, ha come zona di produzione la collina piacentina. Con questa denominazione vengono ottenuti vini rossi e bianchi di particolare pregio, prodotti anche nelle versioni Frizzante e Spumante. Il più illustre è senz’altro il Gutturnio (nella foto), vino di antiche origini, ottenuto da un uvaggio di barbera (55-70%) e croatina, localmente detta bonarda (45-30%) prodotto sia fermo che frizzante. Gli altri vini rossi della Doc Colli Piacentini sono la Bonarda, il Pinot Nero, il Barbera, ottenuti dai rispettivi vitigni omonimi presenti in percentuale minima dell’85%. Tra i bianchi troviamo l’Ortrugo, un vino bianco ottenuto dall’omonimo vitigno.

Colli di Parma

Riconosciuta nel 1982, la Doc Colli di Parma annovera rossi e bianchi prodotti nei territori collinari. In testa troviamo la Malvasia (nella foto), dall’omonimo vitigno malvasia di Candia aromatica in purezza o con aggiunta di moscato bianco (max 15%). È un vino bianco che si sposa con i salumi della tradizione parmense. È prodotto anche nella tipologia Spumante Secco o Amabile. Altro bianco della Doc è il Sauvignon, ottenuto anche con metodo Champenoise nella versione Spumante. Il Rosso Colli di Parma, ottenuto con un uvaggio di barbera (60-75%) e bonarda (25-40%), è un vino fresco e profumato. Negli ultimi anni la Doc si è ampliata fino a comprendere, Chardonnay, Pinot Bianco, Pinot Grigio, Merlot, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Barbera, Bonarda e Lambrusco.

Reggiano

La Doc Reggiano, riconosciuta nel 1971, comprende le quattro tipologie Rosso, Lambrusco Rosso o Rosato, Lambrusco Salamino (nella foto) Rosso o Rosato e Bianco Spumante, prodotte nei territori della provincia di Reggio Emilia. Sono presenti tutte le varietà del lambrusco, con prevalenza dei vitigni salamino, maestri, marani, montericco e ancellotta (o lancellotta). Il vino Lambrusco Rosso o Rosato della Doc Reggiano contempla i lambruschi marani, salamino, montericco, maestri e di Sorbara, mentre il Lambrusco Salamino nasce dal vitigno omonimo. La tipologia Rosso della Doc Reggiano nasce da un uvaggio di ancellotta (50-60%).

Colli di Scandiano e Canossa

La Doc Colli di Scandiano e di Canossa, ottenuta nel 1996, si inserisce nella zona della Doc Reggiano occupando i territori di 15 comuni della Provincia di Reggio Emilia. Il fiore all’occhiello di questa Doc è il Bianco Classico Superiore (vitigno sauvignon min. 85%), che si offre nelle tipologie Secco, Abboccato, Amabile o Dolce. Ideale con salumi e primi piatti come ravioli burro e salvia. Oltre al Bianco Classico vi è il Bianco, in versione Spumante, ottimo per aperitivi e antipasti. Anche in questa Doc reggiana è forte la presenza del Lambrusco con le tipologie Lambrusco Montericco Rosso, Lambrusco Montericco Rosato e Lambrusco Grasparossa (nella foto). Tra i rossi anche Malbo Gentile, Marzemino e Cabernet Sauvignon.

Lambrusco grasparossa di Castelvetro

La Doc Lambrusco Grasparossa di Castelvetro è stata riconosciuta nel 1970 e ha come zona di produzione i territori di 14 comuni della provincia di Modena. La Doc prevede alla base del Lambrusco Grasparossa di Castelvetro le uve del vitigno omonimo (min. 85%), ammettendo per un massimo del 15% altri lambruschi, malbo gentile e fortana, da soli o congiuntamente. Il Lambrusco grasparossa prende il nome dal colore rosso vinoso tipico del raspo e dei pedicelli del vitigno, coltivato soprattutto nella zona di Castelvetro e dintorni. Il vino che si ottiene, previsto anche nella versione Rosato, presenta un colore rosso rubino con orli violacei, spuma vivace e consistente, un profumo intenso fruttato e un sapore fresco, sapido, armonico. È un vino da bere giovane che ha come abbinamento d’elezione i tortelloni di fagioli, il cotechino in camicia o il Parmigiano Reggiano. Si abbina comunque splendidamente con tutti piatti tradizionali della cucina emiliana, dai primi piatti conditi con carne, paste al forno, arrosti, salumi, formaggi, anche a pasta fermentata; ideale con dessert nella tipologia Amabile. Il titolo alcolometrico minimo è 10,5%.

Lambrusco salamino di Santa Croce

Le Doc della provincia di Modena ruotano attorno al Lambrusco, di cui le varietà più diffuse e conosciute sono il lambrusco salamino, il lambrusco grasparossa e il lambrusco di Sorbara, a cui sono dedicati tre marchi a Denominazione d’Origine Controllata. Il lambrusco salamino, detto anche di Santa Croce, dal nome della frazione di Carpi al quale si lega la sua origine, deve il suo nome alla particolare forma cilindrica del grappolo che lo fa assomigliare ad un piccolo salame. La Doc Lambrusco Salamino di Santa Croce, riconosciuta nel 1970, si estende nei territori di 13 comuni della parte settentrionale della provincia di Modena. Il Lambrusco Salamino di S. Croce Doc, di cui è prevista anche la versione Rosato, è ottenuto dal vitigno omonimo (min. 90%) e da altri lambruschi. Molto vicino al Lambrusco della Doc Reggiano per caratteristiche, presenta un colore rosso rubino con spuma vivace ed evanescente, profumi vinosi e fruttati e buona acidità. È un vino da bere ancora giovane, per accompagnare le specialità della zona come cotechino con fagioli o lenticchie, Parmigiano Reggiano.

Lambrusco di Sorbara

Il Lambrusco di Sorbara, di cui la Doc è stata ottenuta nel 1970, comprende i territori di 12 comuni della provincia di Modena. Il nome della varietà di lambrusco alla base di questa Doc si lega a una frazione del comune di Bomporto, nel modenese. Previsto anche nella versione Rosato, il Lambrusco di Sorbara Doc si ottiene dal vitigno omonimo (min. 60%) e dal lambrusco salamino (max 40%); è un vino di coloro rosso rubino chiaro, intenso al naso dove sprigiona profumi gradevoli di violetta, fragoline di bosco e lamponi. Al gusto è fresco, delicato e particolarmente fine. La gradazione alcolica minima prevista dal disciplinare della Doc è 10,5% mentre l’abbinamento ideale è sempre con i piatti saporiti del territorio come cotiche con fagioli, formaggio Parmigiano Reggiano, lasagne alle ortiche.

Bosco Eliceo

Sotto questa Denominazione, riconosciuta nel 1989, si estende dalle zone lagunari del ferrarese fino ai comuni di Ravenna e Cervia, ed è il risultato di molti anni di studio, ricerche, scelta dei terreni e sperimentazioni di nuove tecnologie che hanno portato alla riscoperta dei cosiddetti “vini della sabbia”, ottenuti dalle uve che crescono bene in aree sabbiose o salmastre. Il più importante è il Fortana, ottenuto dal vitigno omonimo (min. 85%) conosciuto anche come “uva d’oro”, di antiche origini. Dalle sue uve si ricava un vino rosso fresco, fruttato, poco tannico, da bere giovane, entro l’anno. Ideale per accompagnare l’anguilla, prodotto simbolo del ferrarese e dei suoi lidi, ma anche arrosti, fritti di pesce e la salama da sugo, altra tipicità della zona. Le altre tipologie della Doc sono per i rossi il Merlot mentre per i bianchi ci sono il Sauvignon e il Bianco, risultato di un uvaggio di trebbiano romagnolo, min. 70%, sauvignon e malvasia bianca di Candia, max 30%. Il titolo alcolometrico minimo è 10,5% per Fortana, Merlot e Bianco, 11% per Sauvignon.

Reno

Doc riconosciuta nel 1996. La zona di produzione comprende i comuni di Coriano, Gemmano, Mondaino, Monte Colombo, Montefiore Conca, Montegridolfo, Montescudo, Morciano di Romagna, Poggio Berni, Saludecio, San Clemente, Torriana, Verucchio e in parte Cattolica, Misano Adriatico, Riccione, Rimini, San Giovanni in Marignano e Santarcangelo di Romagna. La Doc Colli di Rimini, prevede le tipologie Bianco, da trebbiano romagnolo 50-70%, biancame e/o mostosa 30-50%, ammessi altri massimo 20%; Biancame, da biancame 85%, altri massimo 15%; Rébola, ottenuto da pignoletto 85%, altri massimo 15%, proposto nelle versioni Amabile, Dolce e Passito; Rosso, ottenuto da sangiovese 60-75%, cabernet sauvignon 15-25%, merlot e/o barbera e/o montepulciano e/o ciliegiolo e/o terrano e/o ancellotta massimo 25%; Cabernet Sauvignon, dallo stesso vitigno almeno per l’85%. Prevista anche la versione Riserva per il Cabernet Sauvignon.

Colli bolognesi classico pignoletto

Riconosciuta come Doc nel 1997, comprende la stessa zona di produzione della Doc Colli Bolognesi. Si ottiene dal vitigno pignoletto (min. 85%) e da pinot bianco, riesling italico e trebbiano romagnolo (max. 15%). Ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini, profumi fruttati, note floreali e lievemente erbacee. In bocca è caldo, morbido, ben strutturato. Questo vino è giustamente considerato il “Re dei Colli Bolognesi”. Ottimo aperitivo in quanto fruttato, delicato e leggero, è perfetto con antipasti all’italiana, di pesce e tigelle, verdure e uova. È da tutto pasto, ma soprattutto con carni bianche e formaggi freschi che ne valorizzano le caratteristiche. Ideale con pesce alla griglia e tortellini in brodo. Si consiglia di degustarlo giovane, stappando al momento a 8°-10°C.

Colli bolognesi

Nella Doc Colli Bolognesi, ottenuta nel 1993, rientrano i territori collinari di 14 comuni della Provincia di Bologna e parte di Savignano sul Panaro, in provincia di Modena. La Doc individua al suo interno diverse sottozone: Colline di Riosto, Colline Marconiane, Zola Predosa, Monte San Pietro, Colline di Oliveto, Terre di Montebudello e Serravalle. Tra i numerosi vini bianchi e rossi previsti da questa denominazione spicca il pignoletto, vino autoctono a bacca bianca che dà vini delicati e poco strutturati, ideale per aperitivi e antipasti di mare. E’ previsto anche nelle tipologie Superiore, Passito e Spumante, Secco o Amabile. Gli altri bianchi della Doc sono Sauvignon, Chardonnay, Riesling e Pinot Bianco. Il Colli Bolognesi Bianco deriva da un uvaggio di albana (60-80%) e trebbiano romagnolo (20-40%). Tra i rossi spiccano le riserve di Barbera e Cabernet Sauvignon (nella foto), vini adatti ad accompagnare carni rosse, brasati e formaggi saporiti.

I vini Igt

La produzione di vini Igt (Indicazione geografica tipica) è disciplinata dalla legge n. 164 del 10 febbraio 1992. Attualmente in Italia le Igt sono 117 di cui 10 presenti in Emilia-Romagna. In Emilia sono state riconosciute le Igt Bianco di Castelfranco Emilia, Emilia, Fortana del Taro, Provincia di Modena o Modena, Terre di Veleja, Val Tidone. Il marchio lega il vino ad un determinato territorio viticolo uniforme che conferisce caratteristiche omogenee al prodotto.